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Non piratare software in azienda

Non piratare software in azienda
Mar
16
  • Posted by: Mc128k
  • Date: 2013-03-16
  • In:  Avvenimenti
  • 0 comments

Evita, fallo per te, fallo per chi ci lavora.

 

Di recente un mio cliente ha ricevuto una email quasi minatoria da una nota software house che dichiara di aver rilevato delle licenze non originali provenienti dai loro indirizzi, con allegati nomi dei computers, indirizzi MAC e sottili minacce.

 

Un software di cui hanno una licenza acquistata, e altre due per fare delle prove. Un software di compositing molto gettonato, con il quale sono stati fatti molti film di successo mondiale. E non è di Adobe.

 

La email proviene da un impiegato addetto a questo tipo di “recupero crediti” e richiede in maniera detto da loro “amichevole” un rimborso per le licenze perse, nuove licenze e spese di investigazione, il tutto all’ammontare di circa 60.000€. Senza un ricorso o un processo, senza avvocati e giudici, senza gdf.

 

Sono entrati all’interno della rete, all’interno dei loro computers, e di nascosto hanno monitorato l’uso. Probabilmente c’era anche scritto nella EULA… mi chiedo se qualche hacker serio potesse sfruttare queste backdoors per fare lavori più interessanti.

 

E ora staremo a vedere come va avanti.

 

Ci ho riflettuto a lungo, e ne ho discusso con chi ci lavora e altri colleghi. Secondo me quello che hanno fatto è immorale e al limite della legalità; pur non essendo un avvocato posso immaginare che questo tipo di spionaggio non sia molto corretto. Forse se fatto con la gente comune farebbe più scalpore, mentre le ditte non le difende nessuno perché fanno più soldi. Un atteggiamento così invasivo non dovrebbe comunque esistere.

 

Sono sempre stato della ipotesi che per pilotare la gente bisogna spingere e tirare in contemporanea, con il metodo del bastone e della carota. Adobe e Microsoft lo hanno capito, molte altre grosse aziende stanno prendendo la direzione del cloud con abbonamento, e se riducessero appena i prezzi sarebbe una soluzione perfetta per tutti.

Quando ci si affida ad una soluzione cloud solitamente si hanno delle applicazioni desktop collegate con un servizio che unifica i propri dati in tutti i dispositivi e/o con altri utenti, questo lo considero come un enorme valore aggiunto alla soluzione, per cui vale veramente la pena spendere soldi. Unito ad un servizio di supporto e aggiornamenti costanti e automatici; gli utenti devono semplificarsi la vita.

 

La software house in questione invece di scegliere la strada della innovazione ha preferito fare soldi facili tramite minacce e intimidazioni. In questo modo il cliente ha solo costi e poco vantaggio, oltre ad una spia nascosta nella sua rete privata.

 

Cosa risolve questo? Cosa può imparare un cliente che subisce un attacco simile? Semplice, rende le persone più caute quando piratano il software, facendo in modo di scollegare la macchina da internet! Non necessariamente spinge ad acquistare il software originale la volta successiva.

 

Continuo a pensare all’impiegato che spedisce queste email, continuo a pensare a chi deve spiare altri per vivere. Penso alle loro carriere, penso a come in fin dei conti abbiano ragione, a come abbiano torto.

Non dare i tuoi soldi a queste persone. Il loro mestiere deve diventare inutile, devono essere per definizione disoccupati. Una minaccia non va pagata, questo farebbe solo in modo che possano investire sempre di più su questi sistemi per fare soldi, un mestiere dove si minaccia dalla mattina alla sera (o si patteggia se preferisci) è un mestiere da eliminare.

 

Non piratare software nella tua ditta. Non confermare ai dirigenti di queste software house che fare soldi così è la strada giusta. E anche se hai acquistato il software, scollega la rete interna da internet e usa un proxy/firewall.

 

Al giorno d’oggi non ci si può più fidare dei computers. Sono troppo complessi, troppo incontrollabili, troppo controllabili.

 

p.s.: per rispettare la privacy del cliente ho omesso nomi, cambiato leggermente l’importo e postato in una data lontana dall’avvenimento, oltre a verificare su internet che non è il primo caso in cui viene ricevuta una richiesta simile.

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