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Abito da qualche parte su questa minuscola sfera nuvolosa. In un pezzo di terra e rocce a forma di stivale, dove l'abitante medio è il furbetto che si lamenta se gli altri fanno i furbetti.

FEZ

FEZ
Apr
13
  • Posted by: Mc128k
  • Date: 2014-04-13
  • In:  Giochi
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FEZ è geniale. Sembra un innocente gioco minimalistico molto curato. Nasconde un mondo, un universo, codificato nel linguaggio semplificato dello stile 8-bit/minecraft.

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Nasconde una lunga storia, in parte da scoprire tramite graffiti e ambienti, in parte lasciata all’immaginazione. Nasconde un linguaggio, per forza di cose legato al nostro, ma creato meticolosamente secondo la logica di quell’universo. Un suo modo di leggerlo, un suo modo di capirlo, una stele di Rosetta per decifrarlo. Nasconde una sorta di cultura, creata per quel mondo.

Numeri, figure, bit, hexahedron, facce di un cubo, effetti della percezione, gufi, puzzles impossibili, materia e antimateria, la scoperta di un mondo oltre a quello che si conosce. Un mondo che altri esseri conoscevano e già avevano abitato, ma che possiamo notare solo se sappiamo osservarlo, come una stanza che in 2D mostra solo una parte della storia; il resto bisogna essere capaci di vederlo, altrimenti non si nota.

Nuovi modi di vedere ad ogni traguardo, dalla terza dimensione per rotazione, alla visualizzazione in prima persona, fino al 3D stereoscopico.

Imparare come funziona quel mondo decifrando simboli, capire la loro matematica, le storie lasciate, la evoluzione, le immense perplessità dopo la fine dell’ultima partita.

Le sequenze di tasti, immancabili in un videogioco, indispensabili per sbloccare i segreti, gli enigmi a volte quasi irrisolvibili, un viaggio attraverso decine di posti diversi, ognuno racconta la sua storia, ognuno racconta in modo diverso.

La difficoltà che cresce esponenzialmente.

Aspettare una determinata ora in un determinato giorno per sbloccare un determinato segreto, attendere la notte per vedere le stelle attraverso un telescopio nel secondo livello più difficile di tutto il viaggio. Decifrare la combinazione di caratteri in un elemento sconosciuto del gioco, all’apparenza un libro, incomprensibile anche se si sanno i caratteri. Ingannare lo spazio per raggiungere traguardi impossibili. Una stanza piena di porte. Decodificare una sequenza di punti in bit, byte, ASCII, combinazione di tasti. Allusioni a percezione, spaziotempo, matematica, religione; in stile arcade platformer 2D 8-bit.

Gli infiniti dubbi nati dentro di me sul nostro mondo, sul nostro spazio, le immense e stupide ipotesi da me formulate e scarabocchiate su innocenti fogli di carta. Facendomi assaporare quella che sarebbe geometria all’università. La quarta dimensione, le altre. Infiniti piani, infiniti punti, infiniti spazi.

Mi metto a decifrare il suono come se fosse spazio, cerco di disegnare figure impossibili, pensare fuori dalla scatola, mi saltano fuori idee a caso, scarabocchio ipotesi irreali, per capire se come nel gioco è possibile una situazione simile nella nostra realtà. Uno stupido tentativo di un perfetto ignorante in materia, estremamente condizionato da un gioco immersivo e creato da un vero genio del male: Phil Fish.

Migliaia di persone perse nel cercare di risolvere gli ultimi impossibili enigmi, alla fine risolti prima per bruteforce, altre migliaia che cercano di ricostruire la storia e il significato del percorso, per motivi a me ancora non chiari.

Il finale, a seconda del risultato, che trasforma a livello microscopico il nostro universo con il linguaggio del gioco, oppure a livello macroscopico riducendo il mondo come ad un altra parte dell’infinito. Infinito per infinito.

Le ore perse, i bei momenti passati. Tutto quello che alla fine mi rimane. Oltre alle idee confuse. Penso di aver scovato ogni residuo segreto, ma non è vero. Quando meno te lo aspetti scopri un doppio fondo, e ce ne sono tanti.

Mi ricorda tanto le ore passate su Braid. Mi ricorda in qualche modo Miegakure. Mi ricorda Echochrome, mi ricorda ICO, Antichamber, Darwinia, Qbism, Myst. Chi crea questi giochi è un maestro di comunicazione.

La realtà è percezione, la percezione è soggettiva. (FEZ)

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