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Abito da qualche parte su questa minuscola sfera nuvolosa. In un pezzo di terra e rocce a forma di stivale, dove l'abitante medio è il furbetto che si lamenta se gli altri fanno i furbetti.

Riparazione di un Macintosh Classic II

Riparazione di un Macintosh Classic II
Sep
11

Ho sempre avuto un debole per i mac integrati, specialmente quelli con il design del Macintosh 128k. Avendo trovato di recente una inserzione su eBay di una tipa a Milano che offriva all’asta un Classic II guasto con ritiro locale, ho voluto provare a spenderci qualcosina per avere un modello funzionante da tenermi in casa per puro sfizio.

 

Fra acquisto, viaggio, autostrada e carburante avrò speso circa 120€, ciò nonostante ne è valsa la pena, dato che la macchina era esteticamente perfetta e non ingiallita dagli ultravioletti, come se fosse stata usata pochissimo. Ovviamente non potevo certo attaccarlo e sperare che funzionasse, dato che la ex proprietaria mi ha descritto un inquietante odore di bruciato uscito dal computer quando ha tentato di accenderlo. Curioso come un gatto, decido di aprirlo e studiarmi tutte le misure cautelative per evitare di fulminarmi con il CRT.

 

E ci tengo a scriverlo in grassetto, giusto nel caso: ci sono tensioni elevate all’interno del Classic, per agire in sicurezza bisogna scaricare due componenti, che rispettivamente sono il filtro in entrata dell’alimentatore (grosso condensatore in alto a destra che dovrebbe scaricarsi da solo nel giro di 40 secondi) e il CRT (accumulatore di elettroni con tensioni che arrivano fino ai 15000V). Anche il CRT dovrebbe avere un bleeder, ma giusto nel caso meglio scaricarlo. Lascio ad internet il compito di descrivere come.

 

Trovo poca polvere, nessun topo morto e un fusibile bruciato. Lo cambierei immediatamente se non lo avessi già fatto altre volte con risultati catastrofici (tipo fusibili che scoppiano all’interno facendomi prendere un mezzo infarto); per metterlo a posto devo cercare la causa del difetto. Fortunatamente dispongo di un’altra scheda analogica per Classic recuperata da un vecchio modello a cui ho rotto il CRT. Si, il collo è estremamente fragile, quando si estrae il coperchio del computer bisogna agire lentamente, e soprattutto quando si rimuove la scheda analogica bisogna fare estrema attenzione ad estrarre verticalmente la piccola scheda presente in cima al tubo catodico (rimuovere la colla prima).

 

Per farla corta: scaricato il CRT, estratta la scheda laterale, fatti due test allo stadio di entrata. Cortocircuito completo.

file-08-09-2016-20-34-52

Il MOSFET di potenza era completamente fuso all’interno (esteticamente era perfetto), e dato che il gate era in conduzione con il Source, allora probabilmente anche il controller sarà andato a farsi friggere (il chip di fianco). Inoltre sotto la scheda è presente una inquietante macchia nera data da una perdita di acido (conduttivo) dai condensatori.

 

Ordino da Mouser (pur essendo cari da morire) i seguenti componenti:

     

    • Calza dissaldante
    • Flussante
    • Condensatori elettrolitici compatibili con quelli neri della scheda
    • Condensatori elettrolitici per la scheda madre (piccoli, SMD)
    • MOSFET compatibile IRFBC40
    • Fusibili

 

Il controller lo dissaldo dall’altra scheda del Classic (sono identici), e la pila della scheda madre la prendo da un altro computer.

Componenti Sostituiti

Nell’attesa che mi arrivino le parti mi metto a dissaldare i componenti guasti (notando che effettivamente sotto sono devastati), ovviamente usando una pistola ad aria per i condensatori sulla scheda madre. Il tutto viene via piuttosto facilmente. Pulisco l’alimentatore con alcool, gratto la parte annerita con una spazzola metallica, lavo la scheda madre con acqua distillata e alcool isopropilico dissaldando alcuni chip limitrofi, asciugo bene il tutto con aria compressa.

 

img_0595

La risaldatura dei chip rimossi (tra cui il controller del floppy) non è stata una passeggiata, ma era abbastanza necessario, visto lo schifo che ci ho trovato sotto. Anche lo slot per la pila è stato dissaldato, pulito e risaldato.

 

Una volta che mi arrivano i componenti risaldo il tutto e rifaccio ogni singola saldatura dell’alimentatore, onde evitare possibili fratture dello stagno (che effettivamente erano presenti nel connettore dello Yoke).

 

Controllo con il tester, rimonto, attacco l’anodo (ventosa), scheda madre, hard disk, floppy, chiudo il tutto. Pulsante su ON, attacco il cavo al Mac, mi allontano con la presa in mano pronto per collegarla a distanza di sicurezza.

 

BOOM! Fumo nero, fuoco, scintille, demoni escono dal floppy, salta la luce, muore il gatto, gesù torna a fare una visita sulla terra, eleggono Trump come presidente.

 

Ah no, funziona. Effettivamente si accende, e fa anche boot dopo circa vent’anni di solitudine. Bene! Pronto per dichiarare finiti i lavori lo metto sulla scrivania e inizio a caricarci software a manetta usando un PowerMac 7600 come tramite (OSX 10.11 > Fileserver SMB > NFS > PowerMac > AppleTalk > Seriale > Mac Classic). Nel frattempo mi metto a formattare floppy e cercare materiale utile.

 

E al decimo floppy disk inserito, esattamente al punto in cui scatta il meccanismo con un -CLACK-… Lo schermo inizia a diventare chiaro. Molto chiaro. Scanlines. Troppo, dalla paura che si bruci qualcosa stacco immediatamente l’alimentazione!

 

Poi testandolo vedo che lo fa ogni santissima volta, senza far danni. Deve essere per forza un problema di contatti visto come è stato provocato, a questo punto inizia una lunga serie di prove fallite, tra cui:

    • Risciacquare la scheda madre
    • Controllare tutte le saldature dell’alimentatore
    • Controllare il transistor sul collo del CRT
    • Verificare le tensioni
    • Evocare satana
    • Controllare il filo che comunica la luminosità dalla scheda madre
    • Regolare i dimmer dietro il computer (solo quelli grossi ovviamente)

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Tutto fallito, a questo punto faccio un post su un forum che conosco e aspetto che qualche guru possa illuminarmi. Dopo qualche giorno mi vengono a dire che è colpa del dimmer… strano, ho anche provato. Dissaldo e collaudo con il tester… perfetto, la resistenza è OK. Varia (qualche sbalzo? Puntali del tester?) senza problemi in modo lineare, non sembrano essere difettori. Rimonto… stessa cosa.

 

Consulto antichi manuali di riparazione (Larry Pina), che meticolosamente descrivono il problema e lo attribuiscono a dei solder cracks. Niente. Cerco come un dannato, nulla ancora.

 

A questo punto dalla disperazione tengo acceso il computer e inizio a girare a manetta il dimmer a destra e a sinistra (non avevo sostanze per pulirlo)… lo schermo torna limpido!

 

Lo tengo ore sotto stress… nessun acciacco, anche il problema che mostrava ogni tanto all’accensione sembra sparito (VIA ossidati forse) dopo un’altra pulizia alla scheda madre.

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E… funziona bene! Ormai sono giorni che lo uso per i più svariati sfizi e non ha mai mostrato difetti! Posso solo augurargli una lunga vita e comprare una ImageWriter II.

 

Il computer è stato l’ultimo modello con il design del Mac128k/Plus/Se, e monta un Motorola 68k da 16Mhz con 4MB di RAM e 40/80Mb di HD SCSI rumorosissimo. E oserei dire che rappresenta l’apice dei mac di quei tempi, dato che dal Color in poi hanno iniziato ad essere macchine male progettate, con un software pesante, poco duttile e non pensato per essere così sofisticato. Il Classic segue alla perfezione la mentalità del primo modello, sia nel software che nell’hardware: piccolo, facile, compatto, avanzato, costosissimo.

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