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Abito da qualche parte su questa minuscola sfera nuvolosa. In un pezzo di terra e rocce a forma di stivale, dove l'abitante medio è il furbetto che si lamenta se gli altri fanno i furbetti.

Quanto si parla

Quanto si parla
Dec
11

Ogni persona fissa un obiettivo da raggiungere, le argomentazioni non sono atte a raggiungere la realtà ma ad affermare la propria tesi, spesso male formulata e poco pensata.

 

Pur di affermare la propria tesi è lecito alterare i fatti, raggiungere il limite della semantica, affidarsi ad ambiguità prendendo unicamente la parte che porta al percorso voluto, basarsi su opinioni e non su fatti, sfruttare astrazioni incontrollate, sovra-semplificare concetti cruciali.

 

Un essere umano preferisce fidarsi dei propri sensi piuttosto che di una logica. Pitfall comuni sono ubiqui. Vedi slippery slope, true scotsman, appeal to ignorance, ecc… Tutti cascano circa nelle stesse falle e dicono le stesse cazzate, me compreso.

 

Dovrebbe essere dimostrabile logicamente, che se due interlocutori possono solo affermare le proprie tesi ma nessuno può o vuole imparare dagli altri, allora ogni possibile comunicazione è completamente superflua ed è uno spreco di risorse. In altre parole, parlare con chi non ascolta è perfettamente inutile ad entrambi, se non per conseguenze indirette. Il caso è estendibile a n elementi.

 

Dovrebbe inoltre essere dimostrabile che un essere umano che parla di argomenti tra di loro differenti sicuramente ad un certo punto ha torto marcio. Questo implica che una persona che pensa di avere sempre o quasi sempre ragione, ha molto probabilmente torto su più argomenti di quelli che pensa. Alias, diffida da chi non ammette di sbagliare e pensa di possedere la verità assoluta, ha matematicamente torto.

 

In un dialogo non formalizzato ha più importanza l’intrattenimento dei contenuti veri e propri. Sguazzano in questo campo gossip, politica, lamentele su persone non presenti, opinioni basate puramente sulla soggettività, pensiero marginalmente razionale e scientifico, opinioni su prodotti.

 

Un pensiero è fortemente definito dalla situazione sociale della persona che lo contiene. Se la persona vive agiata ha un altro modo di interpretare il mondo rispetto a chi ha sempre avuto scarsità di risorse. Si veda il comune dialogo (o doppio monologo) su economia versus qualità.

 

Tutti vogliamo essere importanti, stimati e invidiati. Il primo pensiero che può venire in mente a chi riceve una critica è che l’interlocutore stia sferrando un attacco, e la reazione più comune è la difesa. Il che è perfettamente razionale, nessuno penserebbe mai che gli altri stiano cercando di migliorarlo, no? E cosa implica il miglioramento se non cercare di modificare una persona per adeguarla ad un modello o a sé stessi? La natura ci impone di non cambiare troppo per non incorrere nel caos, e di cercare l’equilibrio.

 

Siamo tutti vulnerabili, e per tale motivo abbiamo paura degli altri e vogliamo distruggerli attaccandoli appena sono indifesi. Il giudizio soffoca la lucidità. La percezione del giudizio viene formata principalmente durante gli insegnamenti dei nostri genitori.

 

Lo scopo naturale della evoluzione di ogni essere vivente è di popolare altro spazio con sé stesso. Lo scopo naturale della evoluzione di un pensiero è contaminare più menti possibili. Un pensiero isolato muore nel tempo. Lo scopo di una persona che contiene pensieri simili è di contagiare altre persone con lo stesso virus. Alcuni pensieri possono avere finalità molteplici e installarsi come parassiti permanenti nella mente (e.g. religioni, vegani, comunisti, ecc…). Buona parte di questi parassiti vivono in una situazione di perenne simbiosi, la mente ha bisogno di loro, loro hanno bisogno della mente.

 

Chi mai potesse pensare che sto pensando di scrivere leggi assolutamente vere rientra in una delle seguenti categorie: è un coglione, oppure non sa leggere.

 

Cercare di arrivare alla precisione assoluta in una analisi è paradossale per definizione. Lo stesso linguaggio umano è una vaga approssimazione di segnali percepiti dai nostri sensi e strutture di dati che si formano nei nostri organi nervosi. Non si può costruire la precisione con la approssimazione, se non in casi molto specifici o durante la costruzione di funzionamenti astratti (matematica, algoritmi, logica).

 

Lamentarsi è facile. Spiegare è difficile. Accettare una realtà che non genera piacere è molto difficile. Definire con precisione una scala di difficoltà per azioni umane è impossibile.

 

La mente, per sua natura e per evitare percorsi anti-evoutivi, preferisce e sposa continuamente pensieri facili e funzionanti. Un pensiero facile ma non funzionante viene abbandonato a favore di pensieri più difficili ma più funzionanti. Per funzionamento si intende la produzione di effetti previsti e desiderati. Un pensiero più difficile di uno corrente funzionante, viene quasi sempre rifiutato dalla mente sottoposta al test.

 

Ogni persona è in grado di imparare solo da sé stessa, e può imparare dagli altri se solo se vede sé stessa riflessa nell’interlocutore o osservato.

 

Nessuno può logicamente dare una spiegazione a tutto. Una spiegazione è un concetto umano, non dell’universo. Come tale nasce da semplificazioni e approssimazioni. Inoltre ha utilità solo per le nostre menti e per il nostro modo di ragionare, non si applica a nessun ragionamento senza scopo pratico. Una spiegazione è una selezione di certi elementi di una catena di cause ed effetto semplificata, ornata di relazioni logiche che la fanno sembrare funzionante.

 

Una semplificazione è sempre categoricamente sbagliata o imprecisa, in qualche punto, altrimenti non sarebbe tale. Non si applica a concetti astratti basati su assiomi particolari.

 

Il processo di apprendimento umano è unicamente fondato su un ciclo di copia e astrazione. Entrambi implicano approssimazione e semplificazione rispettivamente.

 

La sicurezza del pensiero di una persona è influita da fattori non correlati con il pensiero stesso, quali stato sociale, approvazioni ricevute, risorse in possesso, qualità dell’interlocutore, qualità del pensiero.

 

L’amicizia è un rapporto simbiotico fra due entità basata su un reciproco scambio di gratuità e supporto, spesso con un lieve sbilanciamento verso una direzione. Altre caratteristiche comprendono la condivisione del tempo e degli interessi. Una amicizia può essere distrutta da motivi tra i quali: conflitti di interessi, sbilanciamento troppo elevato con mancanza di ritorno, forze esterne, occupazione di tempo alternative, creazione di nuclei familiari, mancanza di presenza fisica, riduzione degli interessi in comune, situazioni imbarazzanti, depressione di almeno una delle parti, assorbimento da parte del mondo del lavoro.

 

Continuo a ragionare all’infinito su una moltitudine di elementi, cercando di farmi domande e darmi risposte, sfruttando a dismisura il sistema delle definizioni pur di arrivare a delle risposte, a delle scelte. Cerco di definire con più precisione possibile tutto quello che incontro e poi lo osservo da lontano per trovarci un senso logico. Fatico per cercare una direzione, e una volta che la ho trovata non la prendo per motivi stupidi.

 

Spesso paura.

Paura che prendere certe decisioni possa distruggere tutto quello che ho fatto finora.

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